Disturbi alimentari

Il cibo soddisfa uno dei principali bisogni del mostro organismo, quello di nutrirlo. Quando questa funzione viene meno, il mangiare può assumere delle connotazioni patologiche che possono essere classificate nei diversi disturbi alimentari: anoressia, bulimia e obesità . In questi casi il cibo non è più solo il mezzo attraverso cui è possibile sfamarsi, ma anche il canale  attraverso cui un malessere più profondo si esprime. Attraverso un disordine alimentare si può esprimere una profonda sofferenza emotiva, un esempio possono essere quelle situazioni  in cui si sperimentano delle perdite affettive importanti, abbandoni, abusi e traumi infantili. In questi casi il mangiare ha la funzione di anestetizzante perchè permette di non sentire la sofferenza, è come un’auto-cura. Ma questa è solo un illusione temporanea in quanto il dolore non scompare e la vita rimane bloccata in quella sofferenza. Questi disturbi non devono essere scambiati per malattie dell’appetito. Sono, infatti, disagi psicologici profondi. Attraverso il rapporto con il cibo che può essere negato, cercato, rifiutato, o ingerito in quantità  eccessiva,  esprimono in modi diversi uno stesso bisogno: una disperata  fame d’amore.

Un percorso di psicoterapia individuale o psicoterapia familiare, in base la tipo di malessere presentato, in collaborazione con altre figure professionali, come il medico e il nutrizionista, aiuta a ritrovare delle sane abitudini alimentari e a restituire al cibo la sua funzione primaria, quella di nutrimento. La psicoterapia permette inoltre di analizzare i processi psicologici e psico-sociali che sono alla base del mantenimento del disturbo alimentare, producendo la rottura delle dinamiche disfunzionali e favorendo il ripristino delle capacità  del paziente di utilizzare le proprie risorse, così poter trovare delle modalità  più adeguate per ricevere l’amore tanto desiderato.